Il fisico del pilota: esigenze psicofisiche e stress da sforzo

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Il fisico del pilota: esigenze psicofisiche e stress da sforzo
Nonostante nella credenza popolare il motociclista non appaia bisognoso di un allenamento ad hoc, anche perché da molti non considerato uno sportivo, in realtà le forze in gioco durante una sessione in pista sono tante e tutte richiedono una risposta del pilota alle diverse sollecitazioni.

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Diversi i tipi di stress, interni ed esterni, che premono sul guidatore. A volte simili, a volte anche maggiori di quelli inerenti sport più "tradizionali".

 

Ricordati che è richiesta una esecuzione di movimenti agile e al contempo molto precisa il che contraddistingue il motociclismo sia dal punto di vista dello spostamento del centro di massa che della traiettoria da ricreare in pista.

 

Il motociclismo implica:

  • abilità di guida ad alta velocità
  • estesi e continui periodi di performance (22-44 minuti)
  • frequenza cardiaca persistentemente elevata a livelli massimali
  • stress termico persistente (disidratazione)
  • ripetuti carichi gravitazionali, forze centrifughe e centripete
  • stress fisiologico, psicologico ed emotivo
  • rischi vari, a condire il tutto

 

Vediamo quindi insieme alcune delle esigenze psico-fisiche del motociclista...

 

Esigenze cardiovascolari

La frequenza cardiaca è stato confermato, secondo studi, essere già elevata a inizio gara (77±6% del suo massimo valore (HRmax)) per poi giungere a un livello di 92±6% dell’HRmax già entro i primi 50 secondi dalla partenza fino a fine corsa, registrando qui frequenze cardiache pari al 98±5% di quella massima.

 

Queste valutazioni son state evidenziate sia in diverse categorie professionali che all'interno di ciascun gruppo, riscontrando che i parametri si mantengono invariati sena differenze tra i vari piloti.

 

Eventuali aumenti eccessivi nei piloti professionisti pare, stando a delle evidenze scientifiche, che siano di derivazione psicologica (stress psico-emotivo, adrenalina, paura, ansia).

 

Tuttavia pareri non sono concordi in merito, poiché entrano in gioco altri fattori quali stress termico e disidratazioni, capaci di aumentare la frequenza cardiaca in un tentativo di compensare il minor volume di sangue circolante a seguito della disidratazione.

 

Sicuramente tutti incidono sulla frequenza cardiaca, che è in ogni caso molto elevata e per tanto tempo (tutta la sessione o gara)!

 

Stress termico e disidratazione

Come sappiamo, per entrare in pista è necessario, nonché obbligatorio, un abbigliamento adeguato.

 

In pista, a tutti i livelli si parla come minimo di:

  • tuta in pelle
  • casco integrale
  • stivali lunghi
  • guanti lunghi

 

Per poi in realtà aggiungere: sottotuta, paraschiena e parapetto, calzini lunghi.

 

Tutti questi elementi da un lato aggiungono calore e fatica ad un soggetto che già di per sè sta facendo attività fisica intensa, dall'altra lo coprono, rendendo più difficile il rinfrescamento attraverso la dissipazione termica.

Fortunatamente, sulla questione dissipamento di calore interviene il sottotuta. Un vero salva giornata che, anche se è effettivamente uno strato in più, ti aiuterà moltissimo nella regolazione della tua temperatura corporea!

 

Nota finale: la perdita di fluidi corporei (principalmente tramite sudore e espirazione) determina una diminuzione della capacità di lavoro fisico e un rallentamento della capacità decisionale, quindi non è affatto un punto da sottovalutare.

 

Esigenze muscolari

In una competizione media, le moto hanno un peso di circa 140-170 kg per una velocità massima di oltre 300 km/h, per turni che vanno dai 20 ai 40 minuti in media.

La velocità media in gara è spesso maggiore di 160 km/h, con mediamente 10 frenate 15 curve al giro.

 

A ogni frenata e curva è necessario imprimere livelli di forza alti per governare lo sterzo e spostare il proprio peso.

Questo spiega come le richieste muscolari poste al pilota siano notevoli, sia dal punto di vista del volume che da quello dell’intensità.

 

Ciò si traduce in una richiesta di allenamento fondata sulla resistenza cardiovascolare e muscolare, ma capace di donare al pilota una buona forza per governare il mezzo durante la gara.

 

Infatti, il motociclista, è esposto quasi durante tutta la competizione a contrazioni di tipo isometrico ad intensità che aumenta sempre di più: la vita di un motociclista è un costante opporsi alle accelerazioni, decelerazioni e alle forze centrifughe laterali durante le curve.

 

La forza G rappresenta l’accelerazione che una massa (in questo caso il corpo del pilota) sperimenta in una data situazione.

Questa può verificarsi su più assi, e di fatti si descrive quella Gx (antero-posteriore, asse sagittale), quella Gy (laterale, asse trasversale), e quella Gz (da testa a piedi, asse verticale).

 

Le forze Gz rendono difficoltosa la respirazione in quanto tendono a portare i polmoni verso il basso e quindi a svuotarli d’aria.

Parallelamente, il sistema cardiovascolare viene messo a dura prova per garantire l’afflusso di sangue al cervello, che le forze Gz tendono normalmente a contrastare.

 

Le forze Gx sono invece sostenute in accelerazione e in frenata, e sicuramente sai benissimo di cosa parliamo se hai guidato una moto in maniera sportiva. I muscoli di ogni distretto del corpo sono messi alla prova durante una forte frenata o un'accelerazione piena!

 

 

Le forze Gy sono, invece, quelle che il pilota sperimenta in curva, soprattutto nei curvoni veloci.

In moto tendono ad essere meno intense rispetto a quelle della frenata, ma affaticano anche loro ad un certo punto!

 

Esigenze antropometriche

Domanda da un milione di dollari: Quanto contano anche statura e massa corporea?

 

La letteratura scientifica sostiene che effettivamente sono rilevanti per la performance di gara, per lo meno quella di altissimo livello.

 
La massa influisce sul rapporto potenza\peso.

Minore è il peso del pilota, minore è il peso del mezzo che il motore deve spostare. Allo stesso modo, un pilota più basso produrrà leggermente meno resistenza aerodinamica.

Tutto questo rende più facile è l'accelerazione, la frenata e le dinamiche della moto.

 

Non a caso le statistiche evidenziano che i piloti professionisti sono tendenzialmente molto leggeri e tendenzialmente non molto alti. Con le dovute eccezioni, ovviamente.

 

Esigenze cognitive

Otto Lappi sostiene che i limiti di elaborazione del cervello sovrastino quelli fisici nelle performances del pilota inerenti la velocità.

 

Ormai si sà, in gara è spesso l'abilità percettiva-cognitiva a farla da padrone, specialmente tramite quelle abilità di reazione e di anticipazione fondamentali a inizio gara, quando gli atleti sono ammassati a ridosso della prima curva, oppure quando, a velocità folli, si trovano a dover prendere decisioni in pochi centesimi di secondo.

 

Questo comporta il ricorso a metodi misti di tecniche di rilassamento, di immaginazione, di impostazione di obiettivi, di arresto dei pensieri negativi e di ristrutturazione cognitiva.

 

Ultima ma non ultima la "visualizzazione", per memorizzare le caratteristiche della pista, i punti di riferimento e le sequenze di azioni necessarie ad andare forte.

 

Ed eccolo qui, un primo approccio a quanto succede al corpo di un pilota durante una gara o in una pistata!

Sei curioso di sapere di più su cosa succede al corpo in pista?

Seguici per la prossima parte e per i consigli su un allenamento adeguato!

 

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